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Il pareggio di bilancio slitta al 2016. Ma non è detto. Se infatti quest'anno la crescita fosse più forte (+0,5 rispetto allo 0,8% già previsto) il pareggio arriverebbe un anno prima. In ogni caso il Governo è pronto a mettere mano a misure aggiuntive nel 2015-2016 per superare l'eventuale 'gap'. E comunque questo slittamento non è una violazione degli obiettivi Ue. Arriva il testo definitivo del documento di economia e finanza dove si confermano gli obiettivi 'prudenti' di finanza pubblica ma il Governo si lascia anche le mani libere per eventuali interventi aggiuntivi nel 2015-2016 (oggi Renzi ha escluso manovre aggiuntive nell'anno in corso) da realizzare sul fronte dei tagli di spesa per centrare l'obiettivo del deficit zero. Un'operazione che Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan firmano insieme nell'introduzione al corposo documento dove spiegano che ''l'urgenza e l'ambizione delle azioni di riforma che il Governo intende attuare sono senza precedenti''. La speranza è comunque che la crescita sia più corposa: se la crescita fosse più sostenuta di mezzo punto nel 2014, - sdi legge nel documento - cioè si portasse all'1,3% rispetto allo 0,8% previsto dal Governo il pareggio di bilancio, ora slittato al 2016, si potrebbe raggiungere nel 2015 con un indebitamento netto corretto per il ciclo a -0,1%. Secondo le ipotesi contenute nel documento quindi con un aumento della crescita di 0,5 il deficit 'reale' si attesterebbe al 2,4% invece che al 2,6% previsto. La crescita per il 2014 resta comunque fissata allo 0,8% anche se sia Renzi, sia Padoan hanno più volte ribadito che si tratta di una stima 'prudente' e di puntare invece a raggiungere una crescita del Pil più corposa grazie alle riforme che supererebbe l'1%. E anche il debito pubblico, con una crescita più sostenuta, inizierebbe il suo percorso di riduzione già da quest'anno arrivando a fine periodo (nel 2018) al 114% del Pil. Insomma: ''il percorso che si delinea - e' scritto nella premessa - prevede il passaggio fondamentale dello stato di gestione della crisi ad una politica di cambiamento riassumibile in due concetti: il consolidamento fiscale sostenibile e l'accelerazione sulle riforme strutturali per favorire la crescita''. Il governo prevede infatti che il livello del Pil aumenterà di 2,2 punti percentuali in termini cumulati nel 2018 per effetto delle riforme messe in campo: dal calo dell'Irpef alla spending review, dalle semplificazioni al jobs act, dalla riduzione dell'Irap alla revisione delle tasse sulle rendite finanziarie. A livello cumulato da questi interventi arriverà una spinta per i consumi di 1,9 punti percentuali aggiuntivi rispetto allo scenario base e di 3,0 punti per gli investimenti. Anche per l'occupazione e' previsto un aumento progressivo: da uno 0,2 punti del 2014 fino a 1,2 punti (in termini cumulati) nel 2018. E non dovrebbero esserci neanche problemi per la dinamica della spesa pensionistica. Quindi si spera in una crescita più sostenuta e, in vista del confronto con Bruxelles, che oggi ha però già promosso il percorso indicato, Renzi e Padoan spiegano che ''il posticipo al 2016 del conseguimento dell'obiettivo di pareggio di bilancio non configura una violazione dei regolamenti europei e appare in linea con quanto previsto dalla normativa nazionale di recepimento delle disposizioni dettate a livello europeo''.


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