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Le riforme ci sono, i tagli alla spesa anche e il tetto del deficit è rispettato: a Bruxelles questo oggi basta per "accogliere con favore" il Def, e plaudire al Governo per l'accelerazione sulle misure, soprattutto quelle di sostegno al lavoro. Ma non è ancora una promozione della gestione dei conti pubblici targata Renzi-Padoan: l'esame vero e proprio arriverà con le nuove stime economiche europee all'inizio di maggio. E oggi la Commissione ricorda i criteri di valutazione: il Def sarà esaminato "alla luce delle richieste del Patto", ovvero in base agli impegni presi finora con la Ue, come quel pareggio di bilancio che nel Def slitta di nuovo di un anno (al 2016), come era già successo al Governo Monti e a quello Letta. Il primo commento Ue al Def è sufficientemente generico da lasciar pensare che i giochi sono ancora tutti da fare, e che la porta della Commissione ad eventuali richieste italiane non è chiusa. Del resto Bruxelles è già sollevata: il timore dei tecnici europei era di trovarsi con un Governo che rivendicasse il margine sul deficit, facendo salire quel disavanzo che invece ha faticosamente portato entro i limiti. Ma questo non è avvenuto, e potrebbe spianare la strada ad un eventuale negoziato. Che diventerà ancora più agevole non appena i risparmi della spending diventeranno operativi e le riforme saranno realtà "visti i ritardi e il gap nell'attuazione riscontrati in passato" come rileva la Commissione. Ad una prima lettura, il 'metodo Renzi' piace in Europa: piace "l'accelerazione dell'agenda delle riforme dandosi scadenze precise", piace "l'impegno a finanziare la riduzione delle tasse per i lavoratori con salario basso interamente con tagli alla spesa", soddisfa "il pagamento dei debiti p.a.", e si apprezza anche "l'intenzione di procedere spediti con privatizzazioni, razionalizzazione della spesa, efficienza della p.a.". Quello che manca, e che sarà valutato dalla Commissione nelle prossime settimane, è il pieno rispetto delle regole europee. L'Italia "deve raggiungere il pareggio di bilancio per ridurre il debito ed essere in linea con le regole", ricorda oggi la Commissione, che si riserva di valutare nelle prossime settimane proprio "il percorso di aggiustamento verso l'obiettivo di medio termine (pareggio di bilancio, ndr) alla luce delle richieste del Patto". Il Def di fatto già dice a Bruxelles che il nostro percorso di aggiustamento strutturale rallenta: il pareggio di bilancio, previsto nel 2015, slitta invece al 2016. E anche il debito aumenta quest'anno, invece di scendere come ci chiede l'Europa per rispettare il 'two-pack' e che dall'anno prossimo ci mette a rischio di procedura per debito eccessivo. Se venisse aperta (ma serve l'ok dell'Eurogruppo ed è un procedimento punitivo a cui nessuno vuole arrivare), la parte di debito sopra il 60% dovrebbe essere ridotta di un ventesimo all'anno. E' proprio per scongiurare questo rischio che il ministro Padoan vede la possibilità di rinegoziare con la Ue i tempi dell'aggiustamento strutturale. Con le riforme fatte, la crescita che riparte e una nuova Commissione in arrivo, le possibilità di ottenere flessibilità aumentano.


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