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New York (New York, Usa), 10 apr. (LaPresse/AP) - Più di 3.600 persone sono state vittime di stupro e altre violenze sessuali da parte di soldati e ribelli in Congo, tra il 2010 e il 2013. È quanto emerge da un rapporto dell'Ufficio delle Nazioni unite per i diritti umani in Congo (Unjhro), secondo cui i quattro anni presi in considerazione "sono stati caratterizzati dalla persistenza di incidenti di violenze sessuali estremamente gravi per via della loro scala, natura sistematica e numero delle vittime". Circa la metà delle 3.645 aggressioni, si legge nel documento, è stata compiuta da gruppi ribelli, l'altra metà da membri delle forze governative. Le vittime avevano tra 2 e 80 anni d'età, il 73% di loro erano donne, il 25% bambini e il 2% uomini. Le violenze sessuali sono state compiute durante attacchi a villaggi e molte donne sono state stuprate nelle proprie case, mentre lavoravano nei campi o andavano a prendere acqua. In alcuni casi nell'est del Congo, affermano gli autori del rapporto, "lo stupro su larga scala è stato usato come un'arma di guerra per punire i civili per la loro presunta collaborazione con l'altra parte del conflitto, nell'ambito della lotta per il controllo di zone ricche di risorse naturali".

Negli scorsi anni il governo congolese si è impegnato a mettere fine all'impunità dei responsabili di reati a sfondo sessuale. Lo scorso 30 marzo Zainab Hawa Bangura, la rappresentante speciale dell'Onu per le violenze sessuali, aveva firmato un'intesa con il primo ministro del Congo Matata Ponya Mapon, il quale ha ribadito l'intenzione del governo di prevenire e lottare contro le violenze sessuali durante i conflitti. "Se le donne non vengono rispettate in tempo di pace, non possono essere protette durante la guerra", ha dichiarato ieri Mapon. L'Onu ha ammesso di aver osservato "un lento, ma stabile progresso" nelle azioni giudiziarie contro gli autori di abusi sessuali, notando che 39 soldati sono stati accusati di crimini contro l'umanità in relazione alle violenze contro almeno 102 donne e 33 ragazze nella città orientale di Minova a novembre del 2012. Nella maggior parte dei casi, spiega l'Onu, "non si arriva però mai a un'indagine o azione legale e sono molto pochi i casi che vengono denunciati".

"Non tutti i funzionari congolesi sono preparati o equipaggiati per condurre indagini approfondite su tutti i casi di violenze sessuali e per portare davanti alla giustizia i più alti ufficiali" responsabili di abusi, ha notato l'Alta commissaria delle Nazioni unite per i diritti umani, Navi Pillay, dopo aver presentato il rapporto. Pillay ha detto di sperare che la Corte penale internazionale, già coinvolta in diverse azioni giudiziarie in Congo, possa sfruttare il rapporto per indagare su altri casi di violenze sessuali nel Paese africano.


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