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Dura poco più di un minuto il sogno del Manchester United prima di subire la prepotente riscossa del Bayern Monaco: tre gol in 17' valgono ai tedeschi la terza semifinale consecutiva di Champions League. La sentenza dell'Allianz Arena è netta quanto severa: lo United non fa più parte dell'elite del calcio europeo, la squadra di Pep Guardiola è la favorita d'obbligo di questa edizione. Non solo per la qualità dei suoi singoli o per la precisione maniacale del suo fraseggio inimitabile, ma per la fame di vittorie che questa squadra ha conservato nonostante le recenti vittorie. Perché è bastato che lo United sfiorasse anche solo con il pensiero il clamoroso colpaccio - dopo un primo tempo sonnolento - che i bavaresi si scatenassero. C

ome già nella gara d'andata quando il vantaggio di Nemanja Vidic era stato subito neutralizzato da Bastian Schweinsteiger. Un'equazione che si ripete in Germania. Quasi che più che allo United l'euro-gol di Patrice Evra sia servito più ai padroni di casa, sin lì in controllo della partita ma irrimediabilmente inconcludenti. Trascorrono appena 73'' e arriva il pari bavarese, firmato da Mario Mandzukic al termine di un'azione travolgente. A stretto giro di posta il sorpasso arriva grazie ad una deviazione sotto porta di Thomas Muller. Una mazzata per il morale della squadra di David Moyes che aveva impostato una gara all'italiana: difesa e contropiede. E quando finalmente il Bayern alza i ritmi, e i Red Devils accusano la stanchezza per una partita di solo contenimento, Arjen Robben, con la complicità di Vidic, mette il sigillo sulla contesa, e sulla qualificazione. Impietoso il confronto finale tra i due tecnici: Guardiola in semifinale per la quinta volta in altrettante stagioni in panchina, Moyes rimandato, o forse definitivamente bocciato.


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