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di Angelo Mina. (ASCA) - Roma, 18 apr 2014 - I padri costituenti erano favorevoli ad un sistema politico monocamerale con un Senato rappresentante degli interessi e dei territori. Un Senato per di piu' elettivo, solo in parte perche' integrato da membri eletti in secondo grado, come avveniva nel sistema della Repubblica federale tedesca. Questo progetto, discusso e condiviso nella prima fase della Assemblea Costituente e caldeggiato da personaggi del calibro di Mortati, Dossetti e Lazzati, fu pero' messo da parte a causa del clima politico della nascente guerra fredda e delle paure reciproche che contrapponevano i vertici di Dc e Pci, non esclusi De Gasperi e Togliatti. A ricordare questo passaggio della storia istituzionale della nostra Repubblica, e' il professore Stefano Ceccanti, docente di diritto costituzionale italiano e comparato all'Universita' La Sapienza di Roma. Ceccanti evoca quei giorni in un articolo scritto per la rivista giuridica ''federalismi.it''. ''Il dibattito della prima parte dell'Assemblea Costituente, com'e' noto purtroppo a pochi, si svolse con proposte suggestive -spiega Ceccanti- che cercavano di integrare la rappresentanza politica propriamente detta (che si sarebbe espressa per intero alla Camera) con quelle degli interessi e dei territori che avrebbero dovuto trovare rilievo nel Senato. In particolare il progetto di Costituzione giunto in Aula integrava due terzi di senatori elettivi con un terzo di eletti in secondo grado dai Consigli regionali e con il tentativo di ricondurre l'elettorato passivo ad una serie di categorie professionali e di competenze''. Ben presto, ricorda Ceccanti, si evidenziarono le ''difficolta' materiali'' a far passare un simile tipo di impostazioni: ''a differenza del processo costituente tedesco le Regioni non preesistevano ed era pertanto difficile proiettarne un ruolo nel nuovo Senato. L'idea di rappresentanza degli interessi in un organo parlamentare era comunque oggetto di sospetto per l'esperienza della Camera dei Fasci e delle Corporazioni del periodo autoritario''. Tuttavia ''l'aspetto risolutivo'' per l'eliminazione di quelle soluzioni nel testo definitivo della Carta costituzionale fu quello -prosegue Ceccanti- descritto nello scambio di battute tra Leopoldo Elia e Giuseppe Dossetti nell'intervista curata da Elia e Pietro Scoppola a Dossetti e Giuseppe Lazzati e uscita poi postuma per Il Mulino. ''Alla pressione dei professori e di alcuni politici, specie di estrazione popolare, per un raccordo innovativo tra nuovo bicameralismo e regionalismo, che per alcuni era una vera e propria battaglia di principio (Elia ricorda che Mortati diceva di aver dovuto ''tirare Piccioni per la giacca per quanto era regionalista'') dopo la rottura del Governo nella primavera 1947 fece fronte un atteggiamento difensivo complessivo, di sfiducia reciproca, di tutte le principali leadership politiche. Dice Dossetti: 'Il bicameralismo, un garantismo eccessivo.. quella che concretamente era la preoccupazione maggiore di De Gasperi era il fatto che il Partito Comunista potesse diventare la maggioranza'. Aggiunge Scoppola che su questo la posizione dei comunisti e' speculare, dopo una prima fase 'di tipo giacobino: monocameralismo, potere assoluto della Camera... dopo la rottura passa a posizioni simmetriche' e poi, dopo qualche battuta Dossetti conclude: 'Tutti e due per eccesso di paura dell'altro'''. E Costantino Mortati, anni dopo, nel 1973 parlando di quei giorni disse che fu per queste ragioni che si arrivo' ad un Senato ''inutile doppione'' della Camera.


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