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di Angelo Mina. (ASCA) - Roma, 10 lug 2014- Il metodo di elezione dei nuovi senatori e' l'ultimo (prevedibile da tempo) nodo da sciogliere per la riforma del Senato. E' su questo che da ieri sera e per tutta la mattinata di oggi che si sono prodotti confronti e contrasti all'interno della Commissione Affari Costituzionali del Senato. Commissione che volendo rispettare i tempi programmati per il passaggio del testo all'Aula e l'avvio della discussione generale. Uno sforamento c'e' gia' stato perche' il passaggio all'Aula era previsto per oggi pomeriggio con un conseguente inizio della discussione generale. Il mancato accordo sull'elezione dei nuovi senatori ha complicato le cose al punto di ipotizzare un voto che recepisca l'emendamento proposto dai relatori (Anna Finocchiaro, Pd, e Roberto Calderoli, Lega Nord) e il passaggio all'Aula del testo di riforma ma con l'impegno a trovare in questa sede la soluzione del problema. Accettata (anche se non da tutti) l'elezione indiretta dei nuovi senatori, a complicare le cose e' il fatto che non tutte le regioni hanno lo stesso sistema elettorale, quindi non tutti i consigli regionali hanno una composizione in grado di facilitare la -proporzionale- designazione dei consilieri-senatori. Il problema dunque e' quello di garantire una reale rappresentanza delle componenti politiche attraverso i senatori, evitando uno sbilanciamento eccessivo verso i vincitori delle elezioni. La dottrina di diritto pubblico a cui si e' fatto riferimento negli stessi lavori della Commissione Affari Costituzionali e prima di questa anche nella commissione per le riforme istituzionali insediata dal governo Letta, prevede in astratto che i senatori (per un Senato modello Bundesrat senza potere di fiducia verso il governo e con compito di rappresentanza territoriale verso lo Stato centrale) possono essere eletti in tre diversi modi: 1) eletti dai cittadini; 2) eletti dai consigli regionali; 3) membri di diritto in forza degli uffici ricoperti nelle Regioni (ad esempio il presidente della Regione) e secondo alcuni nei Comuni. Nel secondo caso, che di fatto e' quello in discussione al Senato, i consigli regionali potrebbero eleggere i senatori al proprio interno o al di fuori del Consiglio. Questa seconda ipotesi '''esterna'' apre alla possibilita' di avere anche una rappresentanza dei Comuni, anche se si dovrebbe decidere specificamente le modalita' di elezione della rappresentanza dei Comuni. E' in questo quadro che si sta tentando una mediazione che possa individuare una soluzione di ampio gradimento. In proposito si deve scontare una forte opposizione alla semplice elezione da parte dei consigli regionali di Berlusconi che teme uno sbilanciamento verso la maggioranza, in sostanza del Pd. Si potrebbe adottare lo strumento di listini di candidati al Senato da votare da parte dei cittadini in occasione delle elezioni regionali. Ma a questa ipotesi si oppone il segretario Pd Matteo Renzi. Possibili alternative sono nella possibilita' che il listino non sia aggiuntivo ai candidati al Consiglio regionale, ma una selezione di questi da proporre al voto dei cittadini. Ancora, c'e' chi propone di designare senatori i consiglieri piu' votati tenedo comunque conto che la rappresentanza deve essere proporzionale alle forze politiche presenti nei Consigli regionali.


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