Welcome to the jungle

Pubblicato il novembre 28, 2012 di

1


27 Novembre, Cairns to Cape Tribulation (120km) 

Dire che e’ stata una lunga giornata non rende l’idea di tutte le attività svolte in questo caldo martedì tropicale. Alle ore 10 di mattina la lista delle cose spuntate dall’elenco “cose da fare” comprendeva già: sveglia mattutina, passeggiata di mezz’ora per andare a ritirare la macchina noleggiata (con tanto di passaggio sotto albero ospitante colonia di pipistrelli e rischio scampato per un pelo di scagazzamento in testa), lettura delle istruzioni della suddetta vettura (una tamarrissima Opel Epica) per comprendere il significato delle lettere P-R-N-D del cambio automatico, colazione con scambio di esperienze di vita con una coppia tedesca intenta nel loro giro del mondo e, infine, spesa formato famiglia giusto per non rimanere senza viveri nei mesi a venire (della serie i Maya non ci troveranno impreparati).

Conclusi i preparativi, ci siamo finalmente potuti lanciare stereo a palla destinazione Cape Tribulation, estremo Nord della costa Orientale Australiana nella foresta pluviale del Daintree National Park. Lo so, “estremo Nord” non e’ propriamente corretto, ma oltre l’ostello dove alloggiamo non e’ possibile proseguire senza fuoristrada quindi se nessuno ha da obiettare direi che possiamo proseguire nella narrazione.

Dopo una serie di tappe improvvisate per vedere spiagge sconosciute giusto perché il nome letto sul cartello ci ispirava (come non concedersi una pausa a Trinity beach?), siamo finalmente giunti a Port Douglas, prima meta programmata di giornata. Questa ridente cittadina di 4,000 anime ci ha accolto per un pranzetto all’ombra di palma sulle panchine del lungomare e ci ha regalato il primo dilemma di giornata: come tagliare il pomodoro per i sandwich senza il coltello? Risolto il problema grazie all’ausilio di due backpackers francesi che sbraciolavano su uno dei barbecue pubblici sulla spiaggia e consumato il nostro pasto, abbiamo pensato bene di affrontare una seconda spedizione al supermercato per rifornirci di tutti quei beni dimenticati in prima istanza come coltello, forchette e piatti di plastica che potrebbero tornarci molto utili nei giorni a venire. Poiche’ ancora non eravamo in particolare ritardo sulla nostra tabella di marcia, abbiamo anche pensato bene di fermarci a fare shopping (Roberta mi ha convinto che un viaggio on the road non e’ un vero viaggio on the road senza un cappello di paglia. Per lei, ovviamente) e di cercare la biblioteca del paese sperando avesse una connessione internet gratuita come spesso accade (peccato che, essendo la popolazione di Port Douglas 4,000 abitanti, la biblioteca non solo era sfornita di tale servizio, ma aveva probabilmente meno libri della mia collezione di fumetti…).

Accumulato un decente ritardo, abbiamo perciò deciso di proseguire spediti diretti verso la nostra destinazione finale, senza ulteriori contrattempi. Peccato pero’ che sbagliando direzione siamo finiti proprio di fronte ad una delle tante compagnie che offrono gite in barca sul Daintree River in cerca di coccodrilli. Sembrava di essere in una scena di un film: barchetta bianca con il fondo piatto e colline ricche di vegetazione tropicale tagliate da un enorme fiume palustre dall’acqua salmastra. Nonostante alla fine del tour abbiamo avvistato soltanto un paio di coccodrilli, e’ stata un’esperienza veramente interessante cui e’ mancato solo l’avere un cappello di pelle con i denti di coccodrillo per sentirci veramente come Mr. Crocodile Dundee!

Ritornati sulla retta via e decisi ad arrivare a destinazione prima dell’imbrunire, abbiamo affrontato di buon passo gli ultimi 40 km non senza complicazioni (in ordine non necessariamente cronologico): attraversamento del Daintree River su traghetto, perdita a tempo indeterminato del segnale telefonico, attraversamento di un altro fiume non definito su ponte di legno, interminabili tratti di curve tra la vegetazione tropicale. Dopo aver anche tentato di fare check in nell’ostello sbagliato, subito dopo il tramonto eccoci arrivare all’agognata meta: il Beach House di Cape Tribulation,  fantastico ostello immerso nella natura. Anche un po’ troppo immerso nella natura per i nostri gusti…L’idea di avere ogni struttura (bagni, cucina, camere) separata e circondata dalla giungla e’ carina sino a quando diventa buio pesto e ci si ritrova un ratto grosso come un gatto a bussare alla porta della cucina!

Nella speranza di sopravvivere a tanta natura, andiamo in branda a recuperare le forze. Oggi e’ stata lunga, ma domani potrebbe essere peggio!

Cheers,

D.

Image

Image

ImageImage

About these ads
Pubblicato in: AU project