Welcome to Sydney

Pubblicato il gennaio 12, 2012 di

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Alla fine l’abbiamo lasciata. Dopo tanto averne parlato e dopo 4 intensi mesi abbiamo salutato il paese più lontano al mondo e abbiamo cominciato la nostra (lenta) risalita verso casa. Prima di mettere piede in suolo australiano la Nuova Zelanda non ci ha comunque privato delle solite sorprese. Tanto per cominciare una hostess fin troppo pignola si è accanita sui nostri bagli obbligandoci ad aprirli e mettere mano al delicato incastro che avevamo creato per spostare qualche chilo da una valigia all’altra. Il meglio di se l’ha però dato quando ha preteso che svuotassi  il baglio a mano di 1kg: non ho ben compreso il significato di farmi togliere dal bagaglio a mano una felpa e dei pantaloni per indossarli giusto il tempo del check-in e rimetterli in valigia 10 minuti dopo, ma fatto sta che dopo questa operazione era contento e ci ha lasciato imbarcare. Superato questo piccolo ostacolo e per la serie “il mondo è veramente troppo piccolo per essere vero”, abbiamo ri-incontrato l’unico ragazzo italiano avvistato nell’isola del Sud dalla fine del mondiale. Nulla di particolarmente strano… se non fosse che ha fatto le medie con mio cugino!

Salutata la Nuova Zelanda e trascorso un tranquillo viaggio (nonostante ci fosse addirittura il corridoio a separarci, Robi si è comportata particolarmente benissimo!), alle 18.45 di un caldo pomeriggio di un’estate australe abbiamo messo piede in terra Aussie. Forse per la mezz’ora di ritardo accumulata dall’aereo o forse perché siamo simpatici italiani pizza e mandolino, alla dogana ci hanno fatto passare senza il minimo controllo a dispetto di quando accaduto ad Auckland dove, incuranti delle nostre facce sfatte a causa della traversata oceanica, ci hanno controllato anche la suola delle scarpe. Insomma, dopo neanche 5 minuti dall’inizio dello scontro eravamo già Australia 1 – Nuova Zelanda 0. Australia che raddoppia al 25’ del primo tempo quando, dopo 15 minuti di treno con scorci sull’Opera House, sbuchiamo dalla fermata di Town Hall ed ad attenderci troviamo un tramonto rosato riflesso sugli edifici in vetro di del Central Business District. Ovviamente, essendo carichi come sherpa in missione sull’Everest, non avevamo la fotocamera a portata di mano… ma siamo sicuri avremo tempo di rifarci. Raggiunto rapidamente l’ostello che grazie al cielo distava poche centinaia di metri dalla fermata del treno e rifocillatici al McDonald, abbiamo potuto constatare immediatamente 3 cose:

1) Siamo oramai dei disadattati. Dopo 3 mesi in mezzo alla natura (ergo senza gente e, soprattutto, gli odiatissimi semafori) abbiamo sentito un leggero senso di smarrimento immersi in una realtà enorme e bombardati di informazioni (nel solo ostello ci sono più volantini che nel centro informazioni di Auckland!)

2) E’ nettamente più facile connettersi ad internet gratuitamente in una città con 4 milioni di abitanti rispetto ad una città di 20,000 anime(il che è un po’ come scoprire l’acqua calda, ma sentivo il bisogno di esprimere la mia gioia dopo mesi di accesso alla rete a singhiozzo!)

3) Il numero di italiani qui è preoccupante, dopo mesi di isolamento ci sembra di essere circondati!

Detto che volevo essere estremamente sintetico e prima ancora di arrivare a raccontare la nostra prima intera giornata a Sydney mi trovo già al termine di una pagina word (scritta in Calibri 11, interlinea 1.5, margine dx e sx 2 cm per chi se lo stesse chiedendo), potete ritenervi fortunati che il nostro approccio con la città non è stato così interessante come ci si potrebbe aspettare. Per lo più ci siamo dedicati ad aprire il conto in banca, fare il numero di telefono, applicare per l’assistenza sanitaria e cercare casa. Nulla di ciò è stato in realtà banale e necessiterebbe un paio di pagine di narrazione, ma il tempo scorre e tra una notte saremo in mezzo ad una strada (stasera è l’ultima sera di ostello prenotato) quindi a malincuore mi tocca tagliare un po’ di contenuti. Vi basti sapere che siamo stati in banca 3 volte, 1 volta il Teller ci ha inseguito fuori dalla banca per riportarci dentro che avevamo dimenticato dei dati ed alla terza visita ci ha chiesto consiglio su come comportarci con un nostro connazionale che l’aveva truffato. Vabbè, già che ci siamo vi racconto anche che delle due case che dovevamo vedere non ne abbiamo vista neanche una (o meglio una l’abbiamo vista dallo spioncino della posta e tanto ci è bastato) perché non si è presentato nessuno all’appuntamento. Va bene, ora la smetto sul serio… ma prima un ringraziamento a Mauro, altro ragazzo italiano emigrato a Sydney una decina di giorni fa, che ieri ha scarpinato con noi mezza giornata per le nostre fallimentari visite delle case! Grazie per la compagnia!

Con questo per il momento è tutto!

Cheers,

D.

PS ne approfitto per fare pubblicità al post su Christchurch che è passato un po’ inosservato, ma se avete 5 minuti vale la pena di leggere!

PPS Per maggiori approfondimenti potete sempre fare riferimento “alla concorrenza“! Non è come l’originale, ma non è cosi male! ;)

 

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Pubblicato in: AU project