The New Zealand Project: conclusioni

Pubblicato il gennaio 9, 2012 di

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Dopo 4 messi a zonzo per la Nuova Zelanda e preparate le valigie in vista del check in che ci attende tra poche ore è giunto il tempo di fare un primo bilancio di questa nostra esperienza down under.

Considerate le premesse (“andiamo un anno a lavorare in Nuova Zelanda”) si potrebbe pensare ad un insuccesso, ma, come ci hanno insegnato in anni di università dove la risposta ad ogni domanda era sempre “dipende”, la realtà è molto più complicata e le facce della medaglia sono molteplici. Lavorare abbiamo lavorato e, per quanto scarsi nel raccogliere ciliegie, siamo anche riusciti a mettere da parte qualche soldo. Avremmo potuto continuare cosi per tutto l’anno e tornare a casa con il portafogli meno vuoto di quando siamo partiti, ma non era il lavoro che volevamo. Non tanto perché non in linea con i nostri studi o per la fatica fisica, ma perché tra gli obiettivi del viaggio c’era quello di migliorare l’inglese ed un lavoro in cui ci si relaziona per 10 ore al giorno con sole piante di ciliegio non è propriamente propedeutico. Avremmo potuto cercare miglior fortuna ad Auckland e Wellington, ma sinceramente non ci hanno fatto impazzire e poi si sa che “l’appetito vien mangiando”… visitata la gran parte della Nuova Zelanda sarebbe stato un peccato non approfittare del fatto di essere da questa parte del mondo e spingersi sino in Australia. Se poi ci aggiungiamo il fatto che gli stipendi in Australia siano in media più alti e che l’economia della sola Sydney è grande come quella dell’intera NZ, la domanda non è “perché andate in Australia?” bensì “non potevate pensarci prima?”. In una conversazione face to face questo sarebbe il momento in cui Roberta irromperebbe nel dialogo sostenendo che lei me lo aveva detto, ma grazie al cielo la scrittura mi da la possibilità di ignorarla e passare direttamente oltre.
Tra gli obiettivi raggiunti c’è senza dubbio quello di avere tratto il massimo dall’esperienza appena trascorsa. Abbiamo conosciuto tantissime persone da tutto il mondo, abbiamo imparato che nel XXI secolo si viaggia solo zaino in spallo e non con i bauli pieni di vestiti come sull’Orient Express nel ’800 e, soprattutto, abbiamo imparato a sopportarci pur condividendo il 99% del tempo assieme (e nel momento esatto in cui scrivo queste parole sono stato appena cazziato per qualche motivo come al solito a me ignoto). Inoltre, il mese e mezzo vissuto durante il mondiale di rugby è stato incredibile, non solo dal punto di visto rugbistico, ma soprattutto per l’atmosfera che si respirava in ogni angolo della Nuova Zelanda: se in un paese con 4 milioni di abitanti l’effetto è stato questo, rimpiango il fatto di essere stato troppo piccolo durante le notti magiche di Italia ’90!
A proposito di rimpianti, al numero uno della lista dei I wish I had compare (vergognosamente) il non aver calcato nessun campo da rugby nella patria della palla ovale. Purtroppo, tra la mancanza di una fissa dimora e l’avvento dell’estate che da queste parti porta il Cricket come sport principe, le scarpette con i tacchetti sono rimaste inutilizzate nella valigia. Inutile dire che cercheremo di rifarci in Australia, così come per tutte le altre cose che per un motivo o per l’altro qui non siamo riusciti a fare: surf, nuotare con i delfini, sollazzarsi in spiaggia con un mojito in mano mentre in Italia la temperatura fatica a raggiungere lo zero ed un bel tatuaggio maori su tutto il braccio dalla spalla al polso (ed a questo punto vorrei vedere l’espressione sul viso di mia mamma!)

Detto di noi, diciamo della Nuova Zelanda. Stilando un’ipotetica (e personalissima) classifica dei Top e dei Flop, troveremmo:

TOP of NZ

  • People: forse il nostro compare russo Ron non sarebbe d’accordo, ma i neozelandesi che abbiamo incontrato noi non sono egoisti e meschini come ce li ha descritti. Anzi, la maggior parte delle persone che abbiamo incontrato si sono dimostrate calorose e disponibili, sempre pronte a dare un consiglio su come godersi al massimo le bellezze del loro paese ed a scambiare due chiacchere. Le eccezioni esistono ovunque ma fino ad oggi non eravamo mai stati in un paese dove le persone vedendoti con una cartina in mano venissero di loro spontanea volontà a chiedere se avessi bisogno di una indicazione!
  • Panorami: un’immagine vale più di mille parole e alcune di quelle che abbiamo in questi mesi dovrebbero bastare ad esplicare il concetto. Non che in Italia abbiamo di che lamentarci in quanto a paesaggi mozzafiato, ma da queste parti è facile perdere per un attimo il senso del tempo mentre si ammira qualche panorama selvaggio ed immacolato.
  • Bagni publici: non importa che vi troviate ad Auckland o nel più sperduto degli sperduti paesi dell’isola del sud (Arthur Pass tanto per fare un nome, popolazione: 318 anime), in Nuova Zelanda sarete sempre sicuri di trovare un accogliente bagno pubblico con tanto di carta igienica!
  • Backpackers: quelli che da noi sono conosciuti come ostelli, a queste latitudini proliferano come funghi e rappresentano un vero e proprio stile di vita. Per un prezzo infinitamente inferiore a quello di un hotel potrete usufruire di sistemazioni  spesso più che decorose, accoglienti e con la possibilità di fare conoscenze particolarmente interessanti (ad esempio potreste imbattervi in un ragazzo francese che sta facendo il giro del mondo)
  • Rugby: nella patria della palla ovale non possono mancare campi da rugby in ogni dove. Un po’ come per i bagni pubblici, in ogni paese che incontrerete lungo la strada non mancheranno delle H su un prato all’inglese perfettamente tagliato.

 

FLOP of NZ

  • Meteo: ci dicono che siamo stati sfortunati, ma crediamo sinceramente che il meteo neozelandese non farebbe per noi neanche in un annata con meno precipitazioni. Perché se è vero che l’inverno è più mite del nostro e l’estate meno afosa, è anche vero che le 4 stagioni che si possono incontrare in un sol giorno sono veramente troppe. C’è il sole ed esci in maniche corte ed infradito anche in inverno, scompare il sole e serve il giacchetto anche al 15 di febbraio (che ricordiamo essere come ferragosto per noi del Belpaese!).
  • Storia: se siete i tipi che nei weekend prediligono una passeggiata tra i fori imperiali rispetto ad una camminata in montagna, allora decisamente la Nuova Zelanda non fa per voi. La maggior parte delle cittadine sono rappresentate da poche decine di edifici squadrate cresciute attorno alla via principale e gli edifici con poco più di un secolo vengono sbandierati ai quattro venti con orgoglio come neanche il Colosseo.
  • Rugby: va bene, lo ammetto , che ogni neozelandese collezionasse maglie degli All Blacks e guardasse giorno registrazioni delle partite del Super XV forse era un mio personale cliché neanche lontanamente plausibile. Ma che tanti neozelandesi terminato il mondiale dimostrassero così scarso interesse per la palla ovale resta comunque una delusione!

MENZIONE D’ONORE

  • Abbigliamento: il modo di vestire neozelandese merita una citazione speciale. Inammissibile per i canoni occidentali, i neozelandesi spesso vanno in giro senza scarpe. Il che non vuol dire che indossano ciabatte o sandali, ma proprio che vanno in giro scalzi! La maggior parte dei locali di sesso maschile veste in canottiera e calzoncini corti indipendente dalle condizioni meteo (forse perché abituati ai continui cambiamenti di cui abbiamo discusso in precedenza). Stesso discorso vale per il gentil sesso: tutte le ragazze sotto i 25 anni indossano shorts cortissimi (a volte impercettibile è la differenza tra pantaloncino e cintura) con la differenza che quando fa caldo indossano collant 70 denari, mentre nei giorni freddi prediligono gambe nude e pelle d’oca. A completare l’abbigliamento femminile accessori e giacche direttamente dagli ’90: da queste parti l’occhialetto rotondo con lente viola di Madonna fa ancora scuola!
Bene, non ci resta che mettere da parte l’esperienza accumulata e iniziare a farla fruttare tra qualche ora in the “Other Island” (come i neozelandesi amano chiamare l’Australia!)
Cheers e a presto!!

D.

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