Le nostre grosse, grasse festività kiwi

Pubblicato il gennaio 9, 2012 di

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Anche dall’altra parte del mondo il Natale è un momento da trascorrere con famiglia e amici senza pensare alle calorie che inesorabilmente finiscono per arrotondare la linea faticosamente conquistata dopo mesi di duro lavoro nei campi. E’ cosi che alle 2pm di una calda vigilia di Natale australe  sono cominciate le nostre celebrazioni. Finito di riempire il nostro ultimo cestino di ciliegie, il proprietario del frutteto ci ha offerto birra e patatine, non proprio un classico natalizio, ma abbastanza per arrivare non troppo affamati al cenone ceco che ci attendeva a casa. La vigilia l’abbiamo infatti trascorsa in compagnia dei nostri inquilini cechi che ci hanno offerto quanto di meglio offre il loro repertorio nazionale in fatto di cenoni natalizi: pesce, insalata di patate (in addirittura due varianti!) e biscottini. In compagnia di 6 persone che parlavano ceco tra di loro non possiamo certo dire di esserci sentiti “come a casa”, ma la serata è stata molto divertente, con tanto di comparsa di Svatý Mikuláš (Babbo Natale) che ci ha portato degli ottimi Ferrero Rocher (ovviamente sono stato pagato profumatamente dalla Ferrero per fare questa affermazione!).

Vigilia di natale

Neanche il tempo di digerire la famosa insalata di patate, una specie di insalata russa con patate e maionese come se piovesse, a mezzanotte ci siamo messi a cucinare la “crostata molto buona” (copyright della mamma di Roberta) da portare il giorno seguente all’originale Natale kiwi che ci attendeva. Infatti, dopo una levataccia e 120 km di strada tra le curve, ci siamo presentati alle 10 del mattino a Nelson per il brunch natalizio in compagnia di Dianne e Roy, la nostra famiglia adottiva kiwi, e dei loro vicini di casa. Come da tradizione, l’utilizzo del barbeque l’ha fatta da padrone, con uova, bacon, salsicce e  capesante cucinate alla griglia. A completare il leggero pasto mattutino crocchette di patate, pane tostato e un prosecchino locale con nulla da invidiare ai nostri più rinomati vini (sembra quasi che sia un intenditore!). A seguire, l’operazione vero Natale kiwi ci ha portato a bordo di una originale Ford Model A del 1929 per una passeggiata sulla spiaggia di Nelson al fine digerire il brunch e prepararci in vista della serata.

Ford Model A 1929

Considerando che con tutta probabilità si tratterà del nostro primo ed ultimo Natale in terra neozelandese, Dianne non ha voluto farci mancare nulla sulla tavola. A cominciare dai cracker, che a dispetto del nome non si mangiano, ma sono dei pacchetti a forma di caramella cui due persone tirano le due estremità e colui che rimane con la parte centrale in mano ne vince il contenuto (solitamente una coroncina di carta, un chincaglieria ed una barzelletta). Per quanto riguarda il menù, abbiamo avuto il piacere di assaggiare pressoché ogni specialità natalizia locale: dal tacchino in salsa grevy alla pavlova (una specie di meringata), passando per agnello con salsa alla menta, verdure al forno, stuffing e jelly. Il tutto completato da qualche tocco italiano per farci sentire a casa: vino, limoncello e panettone. Anche la durata del pasto non ha avuto nulla da invidiare agli interminabili pranzi natalizi italiani…4 ore piacevolissime trascorse mangiando, bevendo e chiacchierando.

christmas cracker

Trascorso Santo Stefano (o Boxing day come si chiama da queste parti) con l’ennesimo party a casa dei vicini ed impacchettato il nostro bottino natalizio (un libro, degli orecchini ed un’aragosta!), siamo tornati a Blenheim per i nostri ultimi giorni da raccoglitori di ciliegie. Peccato solo che ancora una volta il maltempo si sia messo di mezzo e dopo un paio di giorni soleggiati attorno a Natale il 29 dicembre sia arrivata una simpatica perturbazione che facendo esplodere tutte le ciliegie ha di fatto messo fine alla stagione ed alla nostra carriera di picker. Grazie al cielo avevamo l’aragosta a farci dimenticare i nostri insuccessi lavorativi… una volta capito come cucinarla si è rivelata una deliziosa cenetta!

E mo' che ci faccio con questo?

Finita la nostra carriera di raccoglitori e trascorso qualche giorno in pieno relax, siamo così giunti alla domanda da 1 milione di dollari: come festeggiare alla grande il capodanno in una sperduta e minuscola cittadina Neozelandese quando anche le previsioni meteo giocano contro di te? La risposta è stata più semplice del previsto. È bastato mettere assieme 4 cechi, 2 italiani, 2 francesi, buon vino, buon cibo, qualche gioco improvvisato e tanta musica del vecchio millenio. Certo, l’ultima volta che ho atteso l’arrivo della mezzanotte guardando il Televideo era forse il ’95, ma la soddisfazione di essere il primo al mondo ad entrare nell’anno nuovo valeva la pena! Se ci aggiungiamo la discoteca fatta in casa, il gioco dei mimi, i mitici pancakes di patate (specialità ceca) e l’air band con tanto di scopa come chitarra…bè, è stata proprio una serata da ricordare!

Recuperate le energie della sera di capodanno e salutato i nostri colleghi cechi Mira ed Anna in partenza per l’isola del Nord, abbiamo deciso di iniziare l’anno nuovo con una bella gita in spiaggia. Ottima l’idea, se non fosse che ancora una volta siamo stati vittima delle “4 stagioni in un giorno” che si possono sperimentare a queste latitudini. Partiti con il sole, dopo 20 minuti di macchina e 10 minuti di spiaggia ci siamo trovati a fare i conti con delle simpatiche nuvole color carbone che ci hanno disincentivato ulteriormente dall’immergerci nelle già di per loro gelate acque del pacifico. Insomma, viste le notizie che ci giungono dall’Italia forse avremmo avuto più possibilità di fare il bagno restando a casa. Naturalmente non ditelo a nessuno, noi faremmo finta di aver trascorso una bella e calda giornata in spiaggia…tanto abbiamo anche le foto a provarlo!

Ma non è estate in NZ?

E con ciò si concludono le nostre festività kiwi e la nostra permanenza a Blenheim. E’ stata una bella esperienza, ma da domani trasferimento a Christchurch per cercare di vendere la macchina e prepararci in vista della partenza verso l’australia! Ma questa è un’altra storia…

Cheers,

D.

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Pubblicato in: NZ project